Come (non) contribuire al turismo selvaggio

Se da un lato i voli low cost consentono a tutti di viaggiare, dall’altro favoriscono un tale intensificarsi del turismo da riempire letteralmente le località di maggiore interesse. Chi è stato a Venezia durante un week-end estivo ha avuto modo di toccare con mano il fenomeno del cosiddetto over-tourism, ossia il turismo selvaggio.

Un fiume di visitatori invade le strade, le piazze, le strutture e i servizi turistici, tanto da trasformare la permanenza in un luogo favoloso in una terribile esperienza fatta di stress, attesa, scarsa igiene e cattivi odori.

Il problema del turismo selvaggio

Il turismo selvaggio infastidisce tutti, i residenti come i turisti… eccetto che, in qualità di visitatori, si è parte del problema. Una breve riflessione sull’argomento è sufficiente per giungere a tale conclusione. Detto ciò, non bisogna colpevolizzarsi per il fatto essere curiosi, di avere fame d’arte e di cultura.


Chi ama viaggiare davvero, chi visita luoghi per il piacere che suscitano e non per poter esclamare la frase ormai inflazionata “ci sono stato”, ha il dovere di vivere ed organizzare i propri viaggi in modo ponderato.

Ponendo l’attenzione su alcuni aspetti del viaggio, non solo si contribuirà al benessere delle città sovraffollate, inoltre ridurrà notevolmente i disagi derivanti dal turismo selvaggio.

Quali luoghi sono colpiti dal turismo selvaggio?

Ogni paese del mondo, ogni città e soprattutto ogni capitale sono oggetto dell’attenzione dei turisti. Se così non fosse, verrebbe meno un rilevante contributo all’economia e di conseguenza allo sviluppo e al benessere sociale. Il turismo fa bene.

È evidente, però, che alcune destinazioni siano talmente attraenti da godere di un tasso piuttosto alto di visitatori. A questi ultimi vanno ad aggiungersi turisti che sembrano trovarsi lì per caso, ossia quelli trasportati dietro la spinta delle offerte low cost – spesso colte all’ultimo momento, poggiate sulla filosofia di vita del Perché no?

I luoghi maggiormente colpiti dal fenomeno del turismo selvaggio hanno le seguenti caratteristiche:

  • città storiche e celebri (es. Venezia, Barcellona, Firenze, Parigi)
  • città minori, paesini, luoghi con una specifica attrazione turistica (es. Stonehenge)
  • città minori con porto turistico (es. isole greche)
  • aree naturali con limitate possibilità di trasporto (es. Yosemite)

I benefici che questi luoghi traggono dall’alto tasso turistico non hanno fermato le comunità e gli enti dal dichiarare una sorta di stato d’emergenza, come ad esempio è avvenuto a Venezia.

Insufficienza di servizi, sporcizia, caos e conseguenze ambientali sono alcuni degli aspetti negativi, arrecanti vera e propria esasperazione in seno ai residenti e difficoltà di gestione sia dal punto di vista pubblico e amministrativo, sia da quello dell’imprenditoria locale.

Oltre all’emblema italiano del turismo selvaggio (la già citata Venezia), ritroviamo lo stesso fenomeno in alcuni luoghi che sembravano essere al riparo dalla folla, come i parchi naturali degli Stati Uniti.

In tutti questi casi, la difesa immediata da poter attuare è l’applicazione di tasse turistiche, aumento dei prezzi, limitazioni rispetto al traffico e così via. Tutto ciò non sembra comunque mettere un freno ad un fenomeno che diviene sempre più nocivo.

La (parziale) soluzione all’over-tourism

Evitare i luoghi sovraffollati non è certamente la soluzione da mettere in atto. Del resto, se alcuni luoghi godono di una tale fama c’è un motivo valido. Nessuna città potrà mai sostituire Venezia, Firenze o Santorini, né Parigi o Londra possono trovare degni supplenti.

Nel suo piccolo, il viaggiatore non interessato unicamente alle apparenze può – e deve – fare in modo da non contribuire a questo fenomeno. Come si è scritto prima, il turismo responsabile torna a favore dello stesso viaggiatore, che in tal modo può evitare gli inconvenienti tipici di questa problematica.

Per evitare il turismo selvaggio è necessario

  • evitare l’alta stagione turistica (mesi estivi, Natale, Capodanno)
  • affidarsi esclusivamente al trasporto pubblico
  • visitare le attrazioni turistiche in orari atipici (es. poco prima della chiusura)

Queste non sono, purtroppo, soluzioni in grado di risolvere le criticità né tantomeno di alleviarle in modo rilevante. I viaggiatori hanno tuttavia il dovere di distinguersi dal comune turista, quello alla ricerca non di un’esperienza ma di una giornata diversa che scandisca le stagioni dell’anno.

Risultati importanti possono essere raggiunti solo con la convergenza di un sistema efficiente dettato dall’amministrazione oltre che di un piano comunicativo capace di infondere maggiore consapevolezza e cultura del turismo. La soluzione, insomma, non è dietro l’angolo.