Siete diretti a Tokyo? Meglio non essere impreparati. Breve guide alle cose da sapere prima di andare in Giappone.

Il Giappone è il più occidentale dei paesi orientali… o almeno è questa l’idea diffusa in Europa e in America, avvalorata dal visibile sviluppo economico e tecnologico che caratterizza questo paese. Se siete pronti al viaggio, si consiglia di leggere questa breve guida alle principali differenze tra la cultura occidentale e quella orientale. Di seguito le cose da sapere prima di andare in Giappone.

Munitevi di contante

Il paese delle super innovazioni tecnologiche, dei robot e delle invenzioni stravaganti mal sopporta le carte di pagamento. Forse questo è l’aspetto meno scioccante per un viaggiatore italiano, abituato in patria a passare da un acquisto con Apple Pay ad uno con le monetine di 2 centesimi.

Molti esercizi commerciali accettano solo contanti, ristoranti compresi. Come se non bastasse, anche sui mezzi del trasporto pubblico sarà complicato evitare l’uso del cash – usciti dalle grandi città, del resto, i contanti sono l’unico modo per sopravvivere.


Cose da sapere prima di andare in Giappone: i contanti

Yen giapponesi

I giapponesi non sono mai sprovvisti di banconote e monete, anzi… non è raro che le persone conservino nel proprio portafogli una quantità per noi spropositata di denaro. Prima di attribuire follia ai giapponesi, però, sappiate che il Giappone ha livelli molto bassi di criminalità di strada. Inoltre, se perdete il vostro tesoro, è molto probabile che qualcuno lo raccolga e lo porti così come l’ha trovato alla stazione di polizia più vicina.

In questo paese il denaro contante ha un valore non solo di tipo monetario ma anche culturale. Maltrattare le banconote è qualcosa di insolito e non è visto di buon occhio. Diversamente da noi occidentali, i giapponesi non tirerebbero mai fuori dalle tasche banconote stropicciate, logore, imbrattate di scritte. In nessun negozio si riceveranno banconote che quasi quasi verrebbe la voglia di buttare via per quanto sono rovinate.

La prima delle cose da sapere prima di andare in Giappone è questa: il contante regna sovrano, non deve mai mancare in tasca e deve essere trattato con i guanti.

Treni e metro: un labirinto lineare

Se quella di Parigi vi ha creato qualche problema, la metropolitana di Tokyo vi farà perdere la testa. Il sistema di trasporto su rotaia della capitale giapponese è dotato di oltre 150 linee e copre circa 5.000 chilometri. Non importa quanto siate cosmopoliti: il primo soggiorno a Tokyo vi stravolgerà.

Sapete qual è la cosa fantastica? Funziona! La metropolitana di Tokyo funziona perfettamente. Nessun ritardo, nessuna corsa soppressa.

Mappa del trasporto pubblico su rotaia di Tokyo

In Giappone, se un mezzo del trasporto pubblico subisce dei ritardi (comunque rari), lavoratori e studenti possono chiedere agli impiegati della stazione un modulo per giustificarsi con il proprio capo o l’insegnante.

Il costo del trasporto pubblico è perfino più conveniente se confrontato con quello di alcune città europee, ad esempio Londra.

A gestire l’intricato sistema sono diversi operatori, pubblici e privati. Da turisti, si utilizzerà soprattutto la East Japan Railway Company (JR East), la Tokyo Metro e la Toei Subway. In tutte le stazioni è disponibile anche la segnaletica in inglese. Per il resto, scoprirete cose meravigliose utilizzando il sistema di trasporto pubblico giapponese.

Le strade non hanno nomi

Tra le più importanti cose da sapere prima di andare in Giappone è che non esistono i nomi delle strade. Oggi trovare un luogo è semplice grazie all’uso dei navigatori integrati negli smartphone, ma per i turisti prima si trattava di un’avventura in pieno stile Pechino Express.

Come molte città in Giappone, anche la capitale dispone solo di alcune strade identificate tramite nome: si tratta di corsi principali che hanno un ruolo importante per scopi cerimoniali. A questo punto vi chiederete come sia possibile giungere alla propria meta: la risposta è negli edifici. Un indirizzo si basa sull’identificazione del solo edificio, individuato attraverso una “scrematura” di città, municipalità, distretti e suddivisioni varie del territorio.

Per un turista è una assoluta follia, in realtà si tratta solo di un sistema diverso – al quale forse non sarà facilissimo adeguarsi – ma di certo i giapponesi riescono a giungere a destinazione ogni mattina! Nel dubbio, via di mappe e navigatore sul cellulare.

Mangiare fuori è la norma

I giapponesi mangiano poco tra le mura domestiche, tanto che alcune città vantano un ristorante ogni quaranta abitanti. Non c’è appuntamento di lavoro che non si svolga sulla tavola di un ristorante. Mangiare fuori fa parte della cultura giapponese, soprattutto nelle grandi città, dove è la norma.

Gli appartamenti sono molto piccoli, soprattutto nelle metropoli, per cui la casa non può essere annoverata tra gli ambienti per socializzare: feste, cene, aperitivi, dopo-cena e qualsiasi altro tipo di incontro sociale non può che svolgersi nei locali.

Da ciò si deduce che i giapponesi sono in grado di dare ottimi consigli in ambito gastronomico. Chiedere di un locale dove si mangia bene, però, è un’occasione sprecata. Per trovare un posto esclusivo, una perla nascosta, si suggerisce di chiedere ad un abitante del luogo qual è il suo ristorante preferito.

RIstoranti tradizionali

Leggi anche: Cosa mangiare a Tokyo, capitale del Giappone

L’attesa conta

Restando in tema di ristorazione, tra le cose da sapere prima di andare in Giappone c’è il motivo che si cela dietro le lunghe code di attesa fuori i ristoranti. Passeggiando per le città si possono notare locali con interminabili file di persone ad attendere il proprio turno, magari sotto la pioggia, altri invece dove non mancano mai i tavoli disponibili.

Anche in Occidente siamo abituati ad attendere ore per entrare nel locale di tendenza, salvo poi scoprire che non è nulla di eccezionale e che la sua popolarità è dovuta ad una efficace campagna marketing. In Giappone, quando si parla di gastronomia, conta unicamente la qualità del cibo e del servizio. Quando un locale presenta lunghe code di attesa c’è quasi sempre un buon motivo.

I locali affollati sono tali perché hanno costruito negli anni di attività un’ottima reputazione. Attenzione, perché non si parla di ristoranti di lusso con prezzi inaccessibili, ma anche di piccoli locali a conduzione familiare. È anche vero che, proprio come in Occidente, i programmi televisivi dedicati al settore della ristorazione e della cucina hanno creato particolari tendenze che rischiano di ingannare l’ignaro turista in cerca di tradizione e qualità.

Sei straniero? Vattene!

Il turista può ritrovarsi di fronte ad alcune situazioni spiacevoli che implicano il loro status di stranieri. Se vi capita di essere respinti da un ristorante o di vedervi rifiutata una prenotazione, ciò potrebbe essere dovuto ad alcuni fattori specifici.

Una caratteristica molto particolare del popolo giapponese è il timore di commettere errori, di fare “brutte figure”. Non è raro che, per evitare episodi imbarazzanti dovuti ad incomprensioni culturali o di linguaggio, alcuni ristoratori preferiscano evitare i clienti stranieri.

Alcuni ristoranti espongono il cartello “Japanese Only”

Altra causa potrebbe essere l’esclusività del locale. Come spiegato prima, mangiare fuori è una pratica molto comune per questo popolo, quanto per un italiano lo è mangiare a casa durante la settimana. Alcuni ristoranti vivono prevalentemente di questa clientela, di persone del luogo assidue frequentatrici. Spesso, tali attività rifiutano perfino i giapponesi, a meno che non si presentino con la “raccomandazione” di un cliente fedele.

Infine c’è anche lui, il razzismo. Anche in Giappone abbondano i pregiudizi verso gli stranieri, proprio come nel nostro paese non è raro incontrare persone poco aperte nei confronti degli “occhi a mandorla”. Del resto, tale pregiudizio è reso ancor più marcato dall’ordine e dall’educazione che contraddistingue il popolo asiatico, in contrapposizione con l’espansività dei popoli occidentali.

Suggerimento per semplificarsi la vita. Se si desidera di pranzare o cenare in un determinato locale, chiedete gentilmente alla reception dell’hotel di effettuare la prenotazione per voi. Ciò evita le incomprensioni linguistiche oltre che tranquillizzare il ristoratore.

Le buone maniere a tavola

Nei ristoranti washoku più tradizionalisti sarà necessario togliersi le scarpe e riporle in un armadietto che si trova vicino l’ingresso. Il consiglio è dunque di fare sempre molta attenzione ai calzini indossati mentre si è in Giappone, assicurandosi che siano idonei ad essere esibiti in pubblico in qualsiasi momento.

Sempre in questi ristoranti potrebbero esserci tavoli bassi, per cui il posto a sedere consiste in un cuscino poggiato a terra, al di sopra di un tatami. Per chi non è abituato a consumare pasti in questa posizione, la prima esperienza risulta decisamente poco confortevole (forse anche la seconda, la terza e via di seguito).

Dopo essersi accomodati, ai clienti viene offerto un asciugamani umido e caldo, chiamato oshibori, che il cliente usa per pulire le mani prima di mangiare.

Cose da sapere prima di andare in Giappone: le buone maniere

Oshibori

I giapponesi tengono molto all’educazione. È bene conoscere le principali parole per mostrarsi cortesi, ad esempio itadakimasu, una sorta di ringraziamento per il servizio. Alla fine del pasto, le buone maniere prevedono un gochisousama deshita al personale che ha servito in tavola e agli altri dipendenti del ristorante con cui si entra in contatto.

Tra le cose da sapere prima di andare in Giappone non può mancare il gesto per chiedere il conto. Quando si è pronti per pagare, si incrociano gli indici per formare una X. Sarete lieti di sapere che in questo paese orientale non esiste l’odiata pratica della mancia: meglio evitare di creare imbarazzo nel tentativo di lasciare più denaro del dovuto.

Le bacchette

Inutile dire che gran parte delle pietanze si consumano con le bacchette, tuttavia forchette, cucchiai e coltelli sono generalmente disponibili in tutti i ristoranti che accolgono regolarmente turisti internazionali.

Le bacchette si presentano in diversi materiali: possono essere in legno, plastica o metallo. È essenziale che non vengano impiegate per infilzare il cibo, indicare qualcuno e perfino picchiettare il bordo della ciotola, essendo questo un gesto che esprime povertà e appare in pratica come in una richiesta di cibo.

Fate attenzione a non infilzare e lascare le bacchette in senso verticale all’interno del riso umido. Questo gesto ricorda un rito religioso buddista in onore dei defunti.

Poggiare le bacchette al di sopra della ciotola indica che la consumazione del pasto è terminata. Se non si è finito di mangiare, riponetele sul tavolo al di sopra dell’apposito sostegno per bacchette oppure sulla salvietta.

Umiltà e imbarazzo

Si dice che i giapponesi siano allo stesso tempo orgogliosi e umili. Comprendere questo carattere sociale è essenziale affinché il soggiorno in Giappone sia meno complicato e segnato da pratiche cattive e conseguente imbarazzo.

La cultura dell’umiltà trova le sue origini nei principi del confucianesimo. Tra questi compaiono: rispetto nei confronti delle persone anziane e dei superiori, ordine e rispetto delle regole, ricerca della perfezione.

I costumi giapponesi prevedono diversi tipi di inchino, ognuno dei quali associati ad un diverso tipo di ossequio. Il principio è il seguente: maggiore è l’inclinazione del capo, maggiore è il rispetto.

Anche nelle situazioni meno formali, ad esempio in una cena amicale tra colleghi di lavoro, si può osservare uno scambio continuo di inchini nel momento del saluto. Il primo a lasciare il ristorante sarà il capo, seguito nel rispetto della gerarchia dell’ufficio.

Nonostante ciò, anche dai più alti ranghi della piramide sociale ci si attende tanta umiltà quanto da un semplice operaio. Ad esempio, anche il presidente di una grande azienda si dichiarerà in “imbarazzo” per il fatto di rivolgersi agli interlocutori da una posizione di privilegio. Altra curiosità, non è raro che i genitori si riferiscano al proprio figlio come “stupido” nelle conversazioni.

No, non tutti i figli sono stupidi – così come il sentimento di umiltà potrebbe trattarsi di una mera espressione di circostanza nel caso del CEO dell’azienda megagalattica. A prescindere dalla corrispondenza di fatti e parole, i giapponesi ritengono tuttavia doveroso seguire i canoni sociali di umiltà.